Dicesi mattinata infame:

Quella in cui, dopo una (poco felice) dormita notturna di sole cinque ore, si affronta il classico traffico mattutino delle giornate piovose – e, dunque, pieno di gente rincoglionita al volante – e si giunge al lavoro puntualmente in ritardo.

Quella, poi, nella quale scopri che scade una memoria ex art. 183, comma 6, n. 2 c.p.c. (la c.d. “memoria istruttoria”) e non hai altra scelta che correre, sotto la pioggia, in Tribunale, per depositare il fottutissimo atto.

Quella, inoltre, in cui ti dicono anche che non hai solamente da depositare la suddetta memoria, ma anche bla bla bla, chiedere bla bla bla, depositare bla bla bla e, soprattutto, prendere visione di un fascicolo di un procedimento penale ed estrarre copia di tutti gli atti ivi contenuti.

Ma sì, saranno poche pagine, suvvia, penserete voi (e ho pensato anche io, devo dire la verità).

E invece col cazzo: 134 pagine di goduria e sudore.

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